Schiavone coordinatore del tavolo sulle aree interne: “Potenzialità di sviluppo per il settore primario e il territorio”.
L’elaborazione di un Manifesto che indichi la strada del settore primario da qui al 2050: è questo il compito che Confagricoltura si è data attraverso la tre giorni di lavori “L’agricoltura, il futuro”, che si è tenuta la scorsa settimana, da giovedì 7 a sabato 9 maggio, a Palazzo Mezzanotte a Milano.
L’evento è stato pensato, insieme all’Università Bocconi, per individuare le direttrici strategiche del settore agricolo per il prossimo futuro. Sicurezza alimentare, innovazione, sviluppo sostenibile e ruolo strategico dell’agricoltura negli scenari internazionali sono stati i temi posti al centro dei lavori.
Una tre giorni molto partecipata, che ha riunito centinaia di imprenditori agricoli e delegati da tutta Italia, arricchito nella parte pubblica dai dialoghi con i principali stakeholder del mondo economico e numerosi ministri, oltre alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
A Milano è emersa una riflessione molto netta: un settore strategico non può essere soffocato da frammentazione normativa, eccesso burocratico e instabilità regolatoria.
“In questi giorni abbiamo scelto di compiere un esercizio non ordinario – ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – non ci siamo limitati a discutere le criticità del presente o a ragionare sulle emergenze quotidiane che il settore agricolo si trova ad affrontare. Abbiamo provato, invece, a fare qualcosa di più. L’agricoltura non può più essere un settore marginale delle politiche europee e nazionali. Servono governance più moderne, regole più armonizzate e una pubblica amministrazione capace di accompagnare, e non rallentare, la competitività delle imprese”.
La parte pubblica del forum è stata preceduta da una fase di elaborazione progettuale che ha visto i rappresentanti di categoria e i professionisti del settore confrontarsi in 9 tavoli di lavoro tematici. Tra questi, quello dedicato alle Aree Interne è stato coordinato da Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia e componente della Giunta nazionale dell’associazione di categoria.
Il ruolo delle Aree Interne
In una visione che consideri l’agricoltura non solo come produttrice di beni primari, le aree interne rappresentano uno spazio vitale da ripensare per la società nel suo complesso.
Secondo Filippo Schiavone:”Quanto emerso a Milano sulle potenzialità delle aree interne è di grande rilievo per ripensare l’agricoltura e lo sviluppo complessivo del nostro Paese. L’agricoltura in queste zone svolge oggi un ruolo multifunzionale che va ben oltre la produzione alimentare, operando come presidio idrogeologico, fornendo servizi alla persona e proponendosi come motore di sviluppo economico locale, come avviene, per esempio, in alcune zone della provincia di Foggia.”
“Così come sul fronte energetico — rimarca il presidente di Confagricoltura Foggia — c’è un potenziale significativo che potrebbe essere meglio messo a sistema nell’interesse generale. Per queste zone, filiera corta, agricoltura biologica e turismo rurale sono opportunità rilevanti che necessitano però di risorse dedicate che riducano lo svantaggio competitivo per chi opera in queste aree. Risorse da individuare a livello comunitario, perché la questione riguarda tutta Europa, che potrebbero essere gestite sui diversi territori da soggetti intermedi pubblico-privati, GAL, Comunità Montane e organismi simili, non necessariamente attraverso i finanziamenti della PAC.
La sfida demografica e infrastrutturale
La vera piaga, però, è il declino demografico strutturale, con un calo della popolazione sempre più accentuato, soprattutto al Sud. Le proiezioni ISTAT indicano che oltre l’82% dei comuni delle aree interne sarà in declino entro il 2043, percentuale che sale al 93% nel Mezzogiorno. Qualche timido segnale positivo si registra grazie alla diffusione del lavoro a distanza e alla ricerca di una migliore qualità della vita.
“Ma per una vera inversione di tendenza, che permetta soprattutto ai giovani imprenditori agricoli di restare o insediarsi — conclude Schiavone — c’è bisogno di infrastrutture logistiche e digitali, oggi spesso assenti. Connesso a questo c’è il superamento del nodo dei servizi che è imprescindibile per un reale e duraturo potenziamento dell’agricoltura in queste aree”.