La crisi congiunturale mette a rischio il futuro del settore primario. Comprensibile la discesa in piazza degli agricoltori esasperati

Scendere in piazza a volte non è che l’unica maniera per far comprendere quanto sia difficile la situazione attuale. Il settore primario, che nella provincia di Foggia ricordiamo rappresenta il 16% del PIL, corre il rischio di ricevere un colpo mortale, dopo essere stato per decenni il fattore trainante dell’intera economia provinciale. Per questo è difficile non comprendere l’esasperazione degli agricoltori. L’unica cosa da evitare è farsi del male da soli. Per questo c’è bisogno che tutte le istituzioni comprendano bene quanto la crisi congiunturale in atto si stia riversando sull’agricoltura locale e trovino un modo per supportare il settore. Se la sovranità alimentare è un asset strategico per l’Italia e l’Europa, è adesso il momento per mettere in campo azioni straordinarie che diano un po’ di ossigeno ai produttori. Agevolazioni fiscali e sostegno economico mirato per alcune filiere nell’immediato, e una politica che ripensi complessivamente le politiche di settore nel medio-lungo periodo. Un intervento che deve essere messo in campo con un lavoro sinergico da tutte le istituzioni coinvolte: dal piano locale e regionale, fino a quello nazionale ed europeo. Deve essere chiaro a tutti che mantenere sul territorio la produzione di cibo è la vera arma per difendere la nostra libertà».

Con queste parole il presidente di Confagricoltura Foggia, Filippo Schiavone, commenta quanto sta accadendo.

A dare il via alla protesta di questi ultimi giorni sono stati gli olivicoltori, ma la crisi attanaglia da tempo quasi tutti i comparti produttivi. La produzione di olio è l’emblema delle difficoltà: crollo verticale dei prezzi (spesso meno di 4 euro al litro), magazzini pieni di prodotto invenduto, costi di produzione già sostenuti raddoppiati e ora, in vista della campagna olearia, nuovi aumenti del carburante e dell’energia che rendono antieconomica anche la raccolta e la molitura.

Ma anche per il grano duro, dopo qualche timido segnale di ripresa, tornano i problemi. Il prezzo non sale, mentre i costi di fertilizzanti e gasolio non sembrano conoscere limiti. Situazione analoga anche per un altro comparto strategico dell’agricoltura di Capitanata, la viticoltura. Anche in questo caso prezzi di vendita fermi al palo, richiesta di prodotto in calo (soprattutto per il vino) e costi di produzione sempre in aumento.

«Gli agricoltori devono realizzare reddito come tutti i lavoratori, mentre ormai sembra che il loro impegno debba essere finalizzato solo a coprire i costi di produzione – evidenziano dall’associazione –. Così non si può più andare avanti e deve essere chiaro a tutti che se sul nostro territorio si ferma l’agricoltura, i riflessi negativi si riverberanno su tutta l’economia provinciale».

Confagricoltura Foggia chiede che le istanze avanzate a livello regionale e nazionale trovino il modo di essere portate con forza a livello europeo, dove probabilmente si decide il futuro del settore. «Noi siamo pronti a sostenere le battaglie degli agricoltori che la Confederazione sta sottoponendo ai vari livelli istituzionali. A livello locale chiediamo un’attenzione specifica da parte di tutte le istituzioni territoriali e un lavoro comune con tutte le rappresentanze del mondo economico e produttivo».

Confagricoltura Foggia

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